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Confucio – il più grande influencer cinese

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Chi è quell’uomo di 2500 anni fa che quando era in vita aveva migliaia di followers e che anche da morto con il suo pensiero ha influenzato secoli di storia cinese, riuscendo ancora oggi riesce ad essere citato in ogni discorso del presidente della Repubblica popolare cinese? Si tratta di Confucio, e ne parliamo in questo articolo!

Gli anni di Confucio


Confucio nasce nel sesto secolo avanti cristo, in quell’epoca definita dal Karl Jasper “Periodo Assiale“, un’epoca di fatti straordinari che hanno lasciato un segno profondo in tutto il mondo: è in questo periodo che in India vive quel giovanotto che sarà ricordato come Buddha, tra gli ebrei fanno la loro apparizione i grandi profeti (Isaia, Elia, Geremia), in Grecia è l’epoca dei grandi filosofi, da Eraclito a Platone. Nel periodo Assiale, nel giro di pochi secoli l’umanità intera sviluppa dei progressi nel campo del pensiero che pongono le basi all’intera storia dell’uomo: nuove domande che richiedono nuove risposte, tutte incentrate sul definire la posizione dell’uomo nel mondo (con tutti i suoi limiti) e la posizione delle divinità e dei principi universali nella trascendenza. Una netta separazione tra cielo e terra, contrapposta col le visioni precedenti, un po’ sciamaniche, un po’ animiste, che cercavano gli spiriti nella natura. Il modo di pensare che si è sviluppato in questi secoli l’abbiamo ereditato anche noi fino ad oggi, perciò non ci deve stupire che le filosofie e le religioni nate in quel periodo siano fondamentalmente le stesse che abbiamo ancora oggi: buddismo, ebraismo (da cui deriverà cristianesimo e islam), daoismo e confucianesimo, e quest’ultima, non religione ma filosofia, dominerà la scena nella storia cinese in maniera quasi continua fino ad oggi!

Ma chi è Confucio? Nato nel 551 a.C, vive in una Cina che non ha nulla a che fare a quella di oggi, basti pensare che non era un territorio unito ma un insieme di stati, più o meno vasti, in lotta tra loro. In realtà un re, un sovrano centrale, esisteva, ma già da qualche secolo la sua autorità era diminuita al punto che il potere è ora conteso tra altri principi regionali che nel tempo hanno creato veri e propri stati feudali. Sta per iniziare un periodo di guerra totale, chiamato dalla storiografia cinese il periodo degli Stati Combattenti (Sun Zi, contemporaneo di Confucio, scriverà il famoso libro L’arte della guerra, divenuto testo feticcio anche degli imprenditori moderni), ma è anche un periodo di estrema vivacità: nascono le città, abitate da artigiani, commercianti, politici, e anche se vengono erette mura di difesa per ogni stato, mura che dopo qualche secolo si uniranno in un’unica muraglia, la Grande Muraglia, nonostante questo bisogno di difesa nascono anche le vie di collegamento tra una città e l’altra, percorse da mercanti, soldati ma anche strane figure mai viste prima, i filosofi erranti!

I filosofi erranti

Chi sono questi filosofi? Di fatto, sono degli intellettuali disoccupati, uomini colti che nei secoli precedenti avevano ricoperto ruoli importanti presso le grandi corti ma che ora, con i mutamenti sociali che ci sono stati, si vedono spogliati del loro ruolo mentre i valori che incarnavano stanno crollando travolti dalla violenza della guerra e dal primato dell’economia e di una nuova politica. Per sopravvivere devono reinventarsi come consiglieri dei vari regnanti, muovendosi di stato in stato come dei cavalieri erranti pronti a vendere il proprio servizio: offrono consigli e suggerimenti su quale sia il modo migliore di governare a sovrani in guerra tra di loro che si contendono il bottino più grande, cioè la conquista dell’intero territorio cinese. Quando nelle corti non troveranno nessuno disposto ad ascoltare, questi filosofi erranti si rivolgeranno al popolo, diventando maestri: tra i loro allievi vi sarà gente di ogni estrazione sociale, anche ex galeotti e banditi, e a loro insegneranno come diventare uomini nobili. Nasceranno così tante correnti di pensiero che si parlerà delle Cento scuole Filosofiche, termine che ancora oggi indica il periodo della filosofia classica cinese, paragonabile per vivacità e ricchezza a quello che è successo in Grecia nello stesso periodo. Ma in Cina tutte queste scuole avranno come punto di riferimento un uomo in particolare, il primo ad essere riuscito a radunare intorno a se una considerevole folla di più di 3000 allievi: si tratta di Confucio!

Il Maestro disse: ‘Se viaggiassi con altre due persone, certamente avrei acquistato due maestri: sceglierei quel che c’è di buono nell’uno per seguirlo e quel che c’è di cattivo nell’altro per correggermi’

Confucio

Le parole di Confucio sono state di ispirazione ai filosofi delle Cento Scuole e, in seguito e per svariati secoli, il suo pensiero diviene la base della classe dirigente cinese, formata per una buona parte da letterati. L’alleanza tra potere e letterati sarà una caratteristica quasi costante della storia cinese: per avere un incarico amministrativo è necessario superare un esame, l’esame imperiale, dimostrando di conoscere testi di filosofia e letteratura di ispirazione confuciana. Nel corso della storia l’importanza dell’esame imperiale oscillerà, per essere del tutto accantonata nei periodi in cui a dominare sono gli stranieri (come avvenne ai tempi della dominazione mongola, quando Marco Polo giunse in Cina) così come cambierà anche la scelta dei testi da studiare. Però la figura del mandarino, che altro non è che un ricco funzionario letterato confuciano, riuscirà sempre ad emergere come figura dominante, in maniera continua almeno fino alla fine del 1800. Anche oggi il potere cinese sceglie i suoi rappresentanti in maniera simile a ciò che è avvenuto nella sua storia: non tramite il voto o le elezioni democratiche, ma sottoponendo gli aspiranti politici e funzionari a continui esami e prove nelle quali il loro valore viene misurato. Seppure questo sistema sia nella teoria fortemente meritocratico, nella pratica rimane soggetto a raccomandazioni e corruzione: ciò accade oggi e accadeva anche nel passato, e quando la corruzione raggiunge un grado troppo elevato, per fronteggiarla si predica un ritorno a Confucio. Oggi come allora, la Cina puntualmente ritorna a Confucio. Come mai?

Ritratto di Confucio


La filosofia di Confucio è fortemente morale e sociale, e per capirla occorre cercare di delineare un ritratto dell’uomo che l’ha fondata, basandoci sulle sue parole raccolte nel libro chiamato I Dialoghi, nel quale i suoi allievi hanno raccolto il suo pensiero. Leggendolo, il libro ci restituisce il ritratto di un uomo di buon senso, ossequioso verso il potere e le convenzioni, fortemente convinto dell’importanza dell’agire politico, ammiratore nostalgico del passato remoto cinese (quando ancora un unico re controllava l’intero territorio), ma contrario all’idea di sottrarsi nell’intervenire sul presente, per migliorarlo. Nato in una famiglia nobile impoverita, perde il padre in giovane età e viene allevato dalla madre, una donna che ancora aveva fede nelle divinità della natura e nei riti per renderle propizie. Esponente di questa classe sociale in fase di declino, Confucio girerà per varie corti come filosofo errante, nel tentativo di offrire a qualche sovrano i suoi servigi e i suoi consigli, ma sarà da tutti rifiutato. Fino a qui abbiamo il ritratto di un uomo tutto sommato mediocre, destinato ad essere dimenticato dalla storia. Sarà però nella vecchia che Confucio otterrà il riscatto che aveva sempre sperato: quando, rassegnato, deciderà di fermare il suo viaggio che lo aveva portato di corte in corte, incomincerà ad insegnare, e proprio come insegnante avrà un successo straordinario: radunerà 3000 allievi, di cui 72 diventeranno a loro volta maestri e tramanderanno ai posteri il suo pensiero, un pensiero fortemente morale, sociale e razionale.

I Dialoghi, sono una raccolta di pensieri e di frammenti di dialoghi del pensatore e filosofo cinese Confucio e dei suoi discepoli. Il titolo cinese significa letteralmente “discussione sulle parole (di Confucio)”

A differenza della madre, Confucio non crede nelle divinità, o quantomeno non vuole interessarsene. I problemi legati alla trascendenza pongono domande alle quali è impossibile dare risposta, per Confucio sono una perdita di tempo! Egli vuole riflettere su quali siano i valori che possono trasformare un uomo qualunque in un nobile, in un uomo di valore. Le parole che Confucio usa sono di estrema importanza: il titolo di nobile normalmente era assegnato a chi nasceva da una famiglia nobile, lo si ereditava. Ora Confucio afferma che chiunque può ottenere questo titolo se segue una giusta condotta di vita! Non più privilegi di nascita ma diritti che è possibile acquisire nel corso della vita, è in atto una rivoluzione nell’ambito del pensiero! Ma come fare a diventare nobili? Lo strumento principale per Confucio è lo studio, unico mezzo che permette di apprendere le virtù. Ma quali sono le virtù che Confucio predica?

Le virtù confuciane

A causa della grande rielaborazione del pensiero confuciano che c’è stata nel corso dei secoli è difficile capire quale fosse la virtù principale nella quale Confucio credeva e quali altre virtù sono state invece al centro del pensiero dei confuciani successi. Ma certo è che nei Dialoghi il valore supremo è quello indicato dal carattere cinese 仁 ren, interessante anche dal punto di vista grafico: si divide in due metà, la parte a sinistra che vuole dire “uomo”, “persona” (che si pronuncia sempre ren) e la parte destra formata da due linee orizzontali è proprio il numero due. Come tradurlo quindi? Potremmo dire “l’uomo e l’altro”, “essere umani in relazione con l’altro”, una sorta di “reciprocità”. Normalmente viene tradotto come “benevolenza”, ma tutto sommato pare una traduzione troppo debole, se teniamo conto che nei suoi dialoghi Confucio dice che “solo chi possiede il 仁è capace di amare e di odiare”. 仁 è quindi quella virtù che ci mette in relazione con gli altri, un sentimento universale che si esercita in società, è il giusto modo di stare insieme. Per essere nobile, la relazione deve essere caratterizzata da altri valori: la giustizia, la rettitudine, la mansuetudine, l’integrità, il rispetto per la ritualità sociale e così via… Ma il valore che più si affermerà nel corso dei secoli è quello che Confucio aveva definito come Pietà Filiale, o Rispetto filiale. Per il nostro filosofo, importante è il rispetto che un figlio deve al proprio genitore. Ma non è un sentimento unilaterale ma deve essere generato dalla virtù del genitore stesso, dalla sua autorevolezza: un figlio sarà naturalmente disposto a rispettare i genitori tanto più essi saranno autorevoli e ammirevoli. Per Confucio questo meccanismo non è solo alla base dei rapporti tra genitore e figlio ma regola tutte le relazioni sociali: quelle tra fratelli, tra moglie e marito, tra amici ma anche tra sovrano e suddito! Un buon sovrano non deve esercitare il potere tramite l’autorità delle legge ma tramite l’autorevolezza della propria condotta morale! Il ricorso alle legge e alle pene severe è il fallimento dell’autorevolezza del sovrano. Gli allievi di Confucio arriveranno ad estremizzare tali concetti fino ad arrivare a Mencio (massimo allievo di Confucio) che teorizzerà come gesto morale la ribellione del popolo verso un sovrano che si dimostra ingiusto. Proprio Mencio è uno dei filosofi più citati nei discorsi dell’attuale presidente della repubblica popolare cinese!

Confucio Oggi


Anche se tutto questo può sembrare strano se riferito ad una nazione come la Cina, spesso accusata di essere una dittatura autoritaria, il recupero della tradizione confuciana fa parte di un piano messo in opera ormai da più di un decennio per il rinnovamento della classe dirigente e la ripresa dei valori sociali. Quel sentimento di spontaneo adattarsi alle leggi e alle convenzioni considerate giuste, quella vergogna nell’infrangere una legge ragionevole, sono atteggiamenti teorizzati da Confucio che oggi si stanno mettendo in pratica anche con il ricorso alla tecnologia più avanzata: in alcune città è sempre più diffusa la pratica di dare un punteggio ai cittadini e alle aziende basato sul comportamento: se si paga in tempo una multa, se si fa la raccolta differenziata, se si guida rispettando il codice della strada si ha un buon punteggio. In caso contrario invece, se si infrange la legge e si commettono reati il punteggio viene diminuito. A una diminuzione del punteggio corrispondono limitazioni via via più crescenti e non è raro che il volto di chi infrange una di queste regole civili venga proiettato in dei maxi-schermi posti negli incroci delle strade principali: se passi con rosso il tuo faccione sarà proiettato su questi schermi, accompagnato da nome, cognome e le prime cifre della tua carte di identità. Sono metodi che ci fanno rabbrividire ma per i cinesi non sono considerati affatto come qualcosa di estraneo alla loro cultura: in fondo non sono altro che la realizzazione 2.0 del pensiero di Confucio!

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